un ottimista pensa che questo sia il migliore dei mondi possibili. Un pessimista lo sa.
E va bene,sono le tre del mattino,domani sarò uno straccio ma
O lo faccio ora o non lo faccio più.
Questa sigaretta notturna ci voleva,queste parole urgevano.
DEVO mettere ordine fra i miei pensieri
Perché le ultime settimane sono state …
Uffa,non trovo l’aggettivo.
E neanche un sostantivo.
Una Cambogia,mi verrebbe da dire,ma di quella guerra e di quel paese so quasi
nulla, mentre
di quello che ho attraversato e forse vinto ,invece, so abbastanza.
Ho imparato.
Combattuto.
Riflettuto.
Molto.
Niente è mai facile.
Non lo è l’amore,non lo è il lavoro,non lo è nemmeno la misura di un lenzuolo
o la prenotazione di un biglietto.
Lo sapevo prima.
Lo so meglio ora.
Quello che è facile è l’arte quando fluisce,sincera e attenta.
Quello che è facile è scrivere.
Quello che è facile è lavorare con gli amici,in assoluta armonia
E coi geni,in assoluto accordo musicale o pittorico.
Lo spettacolo volerà sulle sue ali noir di sangue e colpa raggrumati.
Volerà il nostro amore se ci crederemo con gioia,fra ricami leggeri
E sospiri.
Volerà
Se non ci piegheremo alla rassegnazione,tutti.
E voleranno fuori dalla mia vita gli ipocriti,i meschini,uno dopo l’altro.
Ma quelli sono sempre volati via dalla mia vita ; li allontano e li perdo
con un talento speciale:
la disistima comporta per forza,alla lunga,indifferenza e oblio.
Voleranno queste ultime ore che saranno piene di problemi
e mi vedranno salda come diamante.
Ferma.
Nel fluire di ogni metamorfosi.
Attenta.
Diritta.
Come la dignità.Come
Forte d’una sola forza:
Crederci,onestamente,appassionatamente,fino in fondo.
Chiudo le chat,i giochi,le finestre di lavoro,
le parole di sangue che danzano perverse
dentro al personaggio che sto creando,
lascio che Poe,i suoi fantasmi ossessivi,
riposino nel copione a metà stanotte,
perché stanotte
ho bisogno di miele fra le dita,
di parole ruvide e appiccicose
come la nostalgia quando si fa lunga ombra sull’anima,
come la trita malinconia domenicale,
come la pioggia che scivola sui vetri
e batte sul tetto
e non capisci se vorresti danzarci dentro urlando
o se ti piace guardarla dal tuo angolo asciutto e protetto.
Spleen…
Lo chiamava così Baudelaire.
Paturnie…
Le chiamava Holly in Colazione da Tiffany.
Miele grumoso
Che graffia l’anima di dolce.
E la testa è più vuota,la fronte più pesante
E non sai,proprio non sai, mettere a fuoco i nodi
Che la stringono
E non sai ,proprio non sai,
se scivolerai in un abisso di noia,di dolore,
di follia o di libertà.
E non sai,proprio non sai,
dare un nome alle cose in quei momenti
perché tutto è nebbia e miele
e ogni ferita è stucchevole,
ogni immagine sfocata,
ogni concetto indistinto.
E tu sei un vascello fantasma
Fra nuvole di smog
E cappelli di cielo nero.
E la vita è l’ombra d’un sogno
Che ricordi solo vagamente d’aver sognato.
I fantasmi ripiegati in scomodi armadi.
Le paure sottili come fili da tirare.
Il sonno che non arriva. Mai.
Le parole e i suoni che si rincorrono intrecciando Poe,
Favole,Battute Fuori Campo.
La quotidianità sciatta,l’insofferenza che si fa ora brace ora cenere,
la superficialità del rimandare,
la lontananza del non condividere,
la freddezza,i mugugni fra i denti,
i sensi di colpa,
la continua rincorsa dietro ai lavori,
il senso di giustizia appannato,
le carte da compilare,
le scorrettezze da contestare.
E quel sogno minuto con dita piccole che si allontana,
perché quella storia ancora aspetto di raccontartela,
ancora aspetto che tu me la chieda.
Che diventi nostra e non solo mia.
Con luglio se ne è andato Platone dalla mia vita,
chi mi legge lo sa,chi mi ascolta lo sa.
Quest’autunno è per forza aristotelico,
fosse solo per ironico destino di cronologia filosofica.
Più le stagioni si avvicendano,più è facile che gli errori si stratifichino e i sottintesi
Sprofondino,le mancanze diventino voragini.
L’incomunicabilità è un gesto ripetuto
Che non conserva memoria,solo rancore sopito.
Se nessuno ascolta le tue favole,finisci per pensare che non esistano.
Se il tuo mestiere è raccontarle poi,
è facile capire quanto la morale di ogni clown
sia crudelmente vera.
Faccio il giro dei divani.
Bacio il primogenito rosso acciambellato,
gratto il naso e la pancia al super ospite a pelo corto.
Cerco la mia piccola,per guardarla negli occhi,
è un peluche fra i peluche,
la coda penzola sul do centrale del pianoforte aperto.
Fra poco infilerò le gambe nel piumone,
aprirò le ultime pagine di Larrson ( vol.2) per sapere come se la caverà Lisbeth
e con un gran sospiro,mi augurerò
che ogni sillogismo domani funzioni per davvero.
Dolce dolce questo ritmo notturno,senza fantasmi o promesse,
senza segreti o dilemmi,
solo coperte e la copertina di un buon libro.
Dolce dolce la cena in compagnia,
il benvenuto alla Fata in un giardino
che si tinge d’autunno e fa smorfie d’estate.
Dolce dolce il lavoro che ti attende,
i progetti,le consegne,le parole non scritte,
i personaggi che fanno capriole
fra un confine e l’altro della fantasia.
Dolce dolce,ciò che hai lasciato indietro
Per riprenderlo domani o domani ancora o in un tempo che fu
O in un tempo che sarà.
Sarà che questa notte non ha visione di sé stessa,
sarà che stanotte è tutto così presente,
sarà che questo presente è senza strappi,stridii,
sarà che la sensazione è banale e consolante come una marmellata
da leccare con le dita,
sarà che mi piace infilare le gambe fra le tue,
mentre scopro cos’è successo a Lisbeth,
sarà che le parole a volte son belle se ripetute,
ma tutto stasera in me è
dolce
e ancora
dolce.
Quel ritmo accelerato e teso
Di ogni mio settembre,
fra l’odore di pulito e un’altra sigaretta,
i pasti saltati,il caffè finito,i miei angeli in soccorso,
le delusioni,i bilanci,le speranze,
le telefonate mattiniere…
Ogni settembre è un piccolo miracolo in questa casa.
E i gatti fra gli attori
E le pagine da consumare
I risultati da digerire
I piani di battaglia
Le date da incastrare
E i nuovi allievi che si affacciano
E i lavori “Altri” da smozzicare
E i miei Sogni anche da Affilare
E il Non detto
Il Non fatto
Che si perde nella Leggerezza Apparente del Fluire.
Oggi,dopo quattro anni,
ho dato un ordine all’ armadio della biancheria.
Parure di asciugamani e lenzuola e federe
In mucchietti cromatici sensati.
L’ho fatto fra una lezione e l’altra,chiedendo aiuto ad uno dei miei angeli-fratelli.
Per la prima volta apro e non mi cade tutto addosso.
Per la prima volta rivelo il senso di ciò che ho costantemente
Applicato,ordinandolo :
E scopro così
Che sono avvezza a scegliere l’azzurro e il rosso
Per l’inverno.
I rosa e i verdi per l’estate.
E non me ne ero Mai accorta.
E così all’improvviso so un po’ più di me,
di ciò che sono diventata :
ascolto i colori costantemente,come fossero musica,
come se avessero storie da raccontare,distesi sul letto
o fra le mani e le gambe.
Non uso il lino perché va stirato,
accantono i bianchi come nemici,
medito su una feroce ritinteggiatura di viola.
LO facevo.
Ma NON lo sapevo.
Mi domando quante cose sappiamo senza saperle.
Quante scelte operiamo senza pensare che stiamo scegliendo.
Quante stupide cose ignoriamo
E ignorandole c’instupidiscono.
In fondo ogni favola racconta un passaggio….
Cenerentola attraverso un’ infanzia luminosa per poi sprofondare in un’adolescenza di cenere
E approdare infine , di nuovo, nell’oro di un grande amore.
Fra il Padre e Il Principe si snoda la sua vicenda drammatica.
Un passaggio,appunto.
Alice attraverso lo specchio,il pozzo,il mare di lacrime,il tempo,ogni follia ed ogni tribunale,
combatte le paure per svegliarsi sullo stesso prato su cui si era addormentata.
Ma quel prato,dopo,è molto “diverso”.
Un passaggio, certo.
Le favole ci aiutano inconsciamente a definire quel passaggio che ci sfugge.
E la cosa bella è che continuano a farlo.
Ogni sacrosanto Momento della nostra Vita.
Purchè ci si ricordi di loro.
Di ascoltarle,leggerle o,semplicemente,
RICONOSCERLE.
Berlino è una città curiosa.
Come le api che l’affollano quest’estate,
ti si infilano nel cappuccino e muoiono invischiate nella schiuma di latte.
Una morte dolce e inutile ,come molte cose dolci,appunto.
Berlino è una città divisa.
Fra la voglia di ricordare e quella di dimenticare.
Ti imbatti in pezzi di muro decorati,in musei del muro,
in itineranti Topografie dell’Orrore
e,contemporaneamente cammini nei Baustelle ( Cantieri) che la ridisegnano
colando
cemento e cupole di vetro,improbabili grattacieli trasparenti appaltati ad architetti
rigorosamente non berlinesi.
Berlino è un cuore e la sua ferita.
Un’anima paesana vestita a festa
Perché vuole assomigliare a ciò che le è stato negato.
E’ la libertà e il suo senso di colpa allegato.
Berlino è libera,
è avanti,
è oltre:
le sue metropolitane sono efficienti ,
i controllori hanno il piercing e le sopracciglia disegnate,
gli avventori girano a torso nudo,
la notte è tutto un chiacchiericcio,un locale arroccato all’ultimo piano
con la musica house a palla
o un soffitto di pelliccia rosso e il santino di Carlo e Diana,
mentre un vecchio grammofono intona Volare in tedesco.
Berlino è Kistch,è Vintage.
Menefreghista e Simpatica.
Hai l’impressione che siano tutti eterni studenti o
Pensionati con un sacco di tempo da perdere.
Nessuno corre verso qualcosa,al massimo pedala bevendo una birra,
o cammina
mangiando spaghetti di soia o kebab.
A Berlino hai l’impressione che nessuno lavori.
Mai.
Berlino ha una lingua più morbida di quello che ti aspetteresti,
ha piazzette rotonde,sedili e panchine,
sabbia,altalene,
passeri e corvi,
bambini e murales.
Immensi parchi,Palazzi colorati,disegnati,graffiti.
Artigiani,mercatini e piccole botteghe piene zeppe di tutto un po’,
sartine in vetrina che ricavano borse da targhe,orecchini da vecchi pezzi di lego.
Berlino è sicura,
uomini e donne seminudi ad ogni ora del giorno e della notte.
Berlino è affamata.
Ad ogni angolo,ad ogni minuto, l’offerta di cibo è continua,sproporzionata,
ti invade le narici e gli occhi con un’assidua profferta appetitosa o nauseante.
Berlino E’ fricchettona e gaia,
commerciale e cosmopolita.
Le diversità non le avverti mai :
è un piccolo capolavoro di integrazione,come fossero i mille nodi di un tappeto.
Berlino è un posto dove puoi aprirti una libreria,
perché ti piace leggere.
Se ne frega di vendere.
Campa con quasi nulla.
Berlino è economica.
Tutto costa pochissimo.
Affitti a 400 euro,birra a 1,50 ,panini enormi a 2.
Berlino Se ne fotte delle mode,degli stereotipi,
si ridisegna addosso il suo nuovo tempo,
riacciuffa la sua libertà e si avvia verso una modernità
che forse sarà la sua condanna.
Berlino è come una scultura di sabbia
Che muta ad ogni ondata,
che non si preoccupa di quale forma sarà,
tanto ci penseranno gli artisti a dipingerla,
i turchi a riempirla di kebab,gli indiani a diffondere l’odore di curry,
i bambini a giocarci dentro,
le bici ad inventare i nuovi sentieri che percorrerà.
Berlino non ha paura.
Non più.
Questo è,semplicemente, il suo segreto.
E’ strano camminare sola su un tappeto di calunnie,
piccoli fiori appassiti da tempo.
E’ strano scoprire quanti alleati nascosti c’erano.
Non mi abituerò mai ai regali,agli applausi,
alle testimonianze non richieste di stima,di amore.
Mai.
Sono così abituata alle spalle larghe,
ai pesi da portare sorridendo sempre,
sono così abituata a risolvere da sola
a non lamentarmi a non chiedere,
a fare sempre un passo indietro per non offendere nessuno.
Ad ascoltare, a cercare di capire
E a non tutelarmi.
E’ strano per me.
Davvero inconsueto.
Raccogliere quando non chiedi,
è un dono bellissimo.
Ti ricorda che avevi seminato,
non sai quando,non sai come,
forse,qualcosa di buono.
Mi servirà ora…
Altro giro,altra giostra,altro dottore,altre analisi.
Altro corpo,vabbè,da tanto tempo.
La “signorina” alta…Più alta di 20 punti…
E’ una vecchia conoscenza.
Curioso che si presenti ora
A intralciare l’unico progetto
L’unica opera d’arte cui abbia mai pensato :
Ho imparato tante cose ad ascoltare.
Tante ne dovrò imparare.
Ma se queste sono le mie cartoline di luglio
Devo raccontare il valore di due minuti
Che mi hanno cambiato la vita.
Due minuti.
Un minuto in meno di una canzone dei negramaro.
La vita che ti passa davanti.
Ma solo quella che verrà. Tutta. Lucida,eppure incontenibile.
Una specie di onda immensa
A cui neanche lo sapevi di essere preparata.
E poi invece diventa un calvario.
Quello che sai è
Che la speranza non deve toccarti ora,
la paura non deve farlo,
devi solo stare tranquilla.
Accettare quello che verrà.
Azzerare i conti in sospeso.
Mettere alla prova,con un gesto,chi ti vuole bene,senza
Aspettarsi niente,
Raccogliere Amore quando verrà.
Insulti o indifferenza ,quando verranno,
Doni inaspettati che ti imbarazzeranno.
Aspettare lunedì.
Festeggiare i festeggianti.
Sorreggere i compagni.
NON PESARE.
Leggera,leggera,si consumerà nel tempo
Ogni attesa,ogni nuova prospettiva,
i colori sfumeranno,
le lacrime seccheranno,
la paura avrà volti noti da inquadrare,
la speranza sarà magari un volto da incorniciare.
Con luglio se ne va Platone dalla mia vita.
IL filosofo dell’idea di Bene
E di Giustizia.
Se ne va la mia piccola ,sognata,
che resta lassù
tutta sola.
Due stupidi minuti piccolo amore,
ed eri così viva,
così mia.
Luglio è la mia solitudine
Senza di te.
Non sei atterrata dal mondo delle idee
Eppure mi hai spiegato COME ,ora, sono sola.
D’accordo.
Queste cartoline di luglio forse sono di una visionaria
Che magari è solo malata.
O magari solo vuota.
E improvvisamnte,stupidamente,Sola.
Molto più di
Quanto immaginasse.
Quello che voglio è la gioia.
E’ una bambina a cui insegnare i primi massi su una mattonella bianca,
saltarci sopra insieme
per entrare in un mondo magico,
dove la fantasia e un pugno di parole colorate bastano per vivere nuove avventure.
I bambini lo sanno fare benissimo.
I teatranti lo sanno fare.
Lo fanno gli scrittori.
Lo sanno fare benissimo i lettori.
Quello che voglio è un po’ di giustizia.
Una manciata di parole aguzze da scagliare contro i miei nemici.
I cialtroni sono nemici,
gli ipocriti,gli approfittatori e i traditori lo sono.
Quello che voglio è ricominciare da una scarpiera blu.
Che mi ha fatto fare pace con la donna che guardava questa casa come un sogno da arredare e da
Condividere , con quella che invece da tanto tempo si sente in prigione.
Quello che voglio è una Cenerentola che sgambetta
In un teatro pieno di cuori dentro la favola,
gli applausi e le risate,
i rosa e i brillantini
sulle pareti di un sogno a lieto fine.
Quello che voglio è l’armonia.
Tutta l’aggressività combattuta e respirata,
tutta quella che di delinea all’orizzonte,
vorrei soffiarla via,come fa la primavera sul polline,
come fa l’autunno su certe foglie bellissime ma secche,ormai.
Quello che voglio
È raccontarmi dentro agli occhi di chi ha il bisogno di ascoltarmi.
Perché mi considera parte di sé
E perché gli piacciono le mie storie.
Quello che voglio
È smettere di combattere,di inseguire,forzare,
sorreggere io.
Quello che voglio è una sorpresa,un regalo inaspettato,
o anche un biglietto di due giorni per Parigi,Lisbona,Berlino,
Barcellona,non importa dove.
Quello che voglio è un piccolo progetto che qualcuno ha pensato per me.
Guardo il fuoco e l’oceano dipinto sulle pareti da poco.
So che scelgo i colori ascoltandoli dentro
Come se fossero musica o romanzo.
Capisco sempre dopo il perché.
Decritto i simboli a posteriori.
Capisco che ho fatto scelte viscerali.
Per guardarle in faccia le mie viscere.
Ho scelto solo colori primari
Che rimandano agli abissi
Misteriosi del vulcano e del mare.
Quello che voglio
Allora
Ha il respiro dell’oceano
E le scintille della fiamma.
Brucia e Ghiaccia.
Ogni giorno.